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AZIENDA AGRICOLA

GIAGGIOLI
Fino agli anni 60 l'ordinamento mezzadrile permetteva la suddivisione in 16 poderi, i terreni erano frazionati, quasi polverizzati per assegnare a ciascun mezzadro condizioni produttive equivalenti. Negli anni 70 la proprietà è stata oggetto di un’opera di accorpamento e ricomposizione fondiaria che l'ha portata alle dimensioni attuali.

Attualmente l'attivita' agricola è centrata sulla conduzione dei vigneti con il recupero di aree precedentemente abbandonate perchè di difficile meccanizzazione ed oggi rivalutate in quanto vocate alla produzione di vini prestigiosi.

I 200 ettari di superficie forestale sono oggetto dal 1992 di recupero con il ripristino dei turni di taglio. I pascoli dell'Azienda sono ancora oggi destinati all'allevamento di pecore.

 

GIAGGIOLI
La suggestione di Lamole si nutre del fascino dei colori che, dal viola pallido dei giaggioli di inizio maggio, unendosi al giallo delle ginestre di fine primavera, al verde brillante delle viti, all’argento degli olivi, ai colori più cupi del bosco e via via fino ai gialli e rossi della maturazione, si accordano in ottobre in una sorta di sinfonia cromatica.
Ma Lamole è la culla della viticultura chiantigiana. Lamole ha, da secoli, fama di vino pregiato; Lamole è stato ed è tuttora sinonimo di vino pregiato, ricco di seducenti profumi.

INFORMAZIONI GENERALI

Superficie totale: 270 ettari
Vigneti: 16,5 ettari
Olivo: 800 piante

VIGNETI

Vigneto Ettari Anno di Impianto
Villa Prima 4,2 1971
Le Volpaie 2,5 1973
Magliolo 0,8 1980
Cortevecchia 0,4 1977
Casino 0,9 1980
Solatio 1,0 1980
Pian dei Campi 0,5 1977
Sabbione 1,2 1980
Bacherina 0,3 1979
Il Pozzo 1,1 1930-1954
(allevato nella forma Alberello di Lamole)
Il Castello 1,4 1999
Casa Volpaie 0,2 2001 Su terrazze restaurate
Lama Piccola 0,15 2001 Su terrazze restaurate
Gambereto 1,5 2003 Su terrazze restaurate
Grospoli 1,2 2004 Su terrazze restaurate
La Lama 1,1 2004 Su terrazze restaurate
Croce di Bracciano 0,8 1991 Vigneto sperimentale a quota 700 metri con Chardonnay e Sauvignon Blanc
 

I TERRAZZAMENTI

GIAGGIOLI

Fino a 50 anni fa l'agricoltura di Lamole era caratterizzata da una utilizzazione quasi esasperata degli spazi disponibili. Colpiva tanto rigoroso ordine nella coltivazione di quei terrazzamenti faticosamente ricavati dalle pendici del Monte S. Michele.

Se la terra mancava, i sassi avanzavano sempre e, per non essere costretti ad allontanarli, si suddivideva l’appezzamento avvicinando i muri fra loro e creando terrazze con larghezza di pochi metri.
E qui il premio a tante fatiche: perché quella roccia, che aveva rappresentato un ostacolo così duro, suddivisa in pietre squadrate ed ordinata in muretti diveniva un prezioso alleato nella maturazione dell’uva cedendo nella notte ai pochi grappoli delle tante viti basse, allevate ad alberello, il calore accumulato durante il giorno.

Terrazzamenti
Come per opera di un grande Maestro, alla sinfonia cromatica del paesaggio si affianca la sinfonia dei profumi delle memorabili vendemmie di Lamole.
Iniziato nel 2003, il restauro dei terrazzamenti ed il successivo impianto di nuovi vigneti, segue un progetto di avanguardia che mira ad una viticoltura con ottimo grado di meccanizzazione mantenendo immutati gli elementi tipici del paesaggio che, restaurati e valorizzati, fanno parte integrante dell’impianto.
Le strutture in pietra tornano così alla loro funzione fondamentale, oltre che nella sistemazione del terreno, nel realizzare un vino di grande pregio.

Come naturali accumulatori di calore, forniscono energia alla vite anche dopo il tramonto, collaborando in modo determinante alla sintesi degli aromi.
Il bracciante che 50 anni fa affrontava armato di piccone i sassi di Lamole, passava tutte le mattine, prima di iniziare il lavoro, a ritirare dal cantiniere il

Roccia datata fiasco -razione giornaliera- di vino. In quel fiasco di vino c'era la quantità di calorie necessaria per essere tradotta in lavoro muscolare. Oggi la funzione del vino, dimenticate le motivazioni energetiche e forse anche quelle alimentari, è di natura edonistico culturale: bere vino è spesso un sottile piacere intellettuale che crea una particolare sintonia fra chi degusta
il vino e l'ambiente che ha prodotto quel vino.

Bere un vino che appaga i sensi significa spesso celebrare una
sorta di rito evocativo che riporta alla mente il paesaggio,
le tradizioni, la storia, la cultura del territorio che lo produce.

 

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